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Da ottobre 2020

RAFFAELLO.

Custodi del mito in Lombardia.

Come culmine del cinquecentenario, due mostre tra Brescia e Milano e un calendario di appuntamenti, con varie tappe in Lombardia, celebrano Raffaello e il suo mito.

Raffaello. L’invenzione del divino pittore

2 ottobre 2020 – 19 febbraio 2021
Brescia, Museo di Santa Giulia
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Giuseppe Bossi e Raffaello al Castello Sforzesco di Milano

9 febbraio – 30 maggio 2021

Milano, Castello Sforzesco

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RASSEGNA

Raffaello.Custodi del mito in Lombardia

Da ottobre 2020

Calendario appuntamenti in varie sedi in Lombardia

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RAFFAELLO. CUSTODI DEL MITO IN LOMBARDIA

In che modo la visione del genio urbinate e la sua capacitĂ  di promozione furono rivoluzionarie?

Una volta creata la leggenda, chi l’ha custodita e tramandata nei secoli?
Quali i custodi della memoria raffaellesca in Lombardia e con quale ruolo?
Quanto il collezionismo ha accolto le influenze e ha indirizzato le tendenze?
Quando e come la produzione di stampe ha contribuito alla nascita della cosiddetta “industria culturale”?

Il progetto cerca di dare risposte a queste domande, grazie a una serie di iniziative dedicate al pubblico e al racconto della fama, sempre viva, di Raffaello.

Brescia e Milano, con Fondazione Brescia Musei e Castello Sforzesco, offrono il proprio omaggio a Raffaello in occasione del cinquecentenario della morte con due progetti espositivi, due cataloghi e un ricco calendario di appuntamenti condivisi con diverse istituzioni culturali della Lombardia che, a vario titolo, hanno ricoperto nel tempo e ricoprono tuttora il ruolo di custodi del mito di Raffaello. Oltre Brescia e Milano, da Mantova a Cremona, da Bergamo a Pavia, da Crema a Busto Arsizio, le istituzioni culturali dell’intera regione celebrano il maestro urbinate con una programmazione congiunta.

Le mostre e i cataloghi, editi da Skira, fortemente incentrati sulla valorizzazione dei patrimoni bresciani e milanesi, indagano la figura di Raffaello tramite due protagonisti della stagione ottocentesca, momento fondamentale per la costruzione del suo mito, per la divulgazione del linguaggio e delle invenzioni del maestro e per la cultura lombarda: Paolo Tosio e Giuseppe Bossi. L’obiettivo dei progetti espositivi ed editoriali è quello di restituire quale fosse, per i conoscitori europei di primo Ottocento, l’idea della cultura figurativa raffaellesca, che spesso prescindeva dalla conoscenza degli originali e si basava principalmente sull’analisi di disegni, stampe e oggetti d’arte.
Veri e propri surrogati degli originali (che prima dell’epoca dei musei e della fotografia erano alla portata di pochissimi) i disegni e le stampe, in particolare, furono documento per i conoscitori e strumento di formazione per i pittori, oggetto del desiderio per collezionisti e cultori del mito.